Sto portando l’IA in ogni angolo della mia azienda e sto aiutando altri a fare lo stesso. Durante queste attività, ho osservato decine di persone usare questi software e sono rimasto stupito perché… il miracolo non c’è.
La magia di ChatGPT e simili non funziona con tutti. Mi spiego: ci sono task semplici che richiedono un uso superficiale, accessibile a tutti; ci sono task complessi che necessitano di un uso profondo, produttivo e preciso, riservato a pochi.
Portare a termine un task complesso con ChatGPT richiede:
1. Lucidità di pensiero e chiarezza di obiettivo, altrimenti l’IA non genera il risultato che ti serve.
2. Tempo per imparare l’arte di scrivere la serie di prompt giusti che portano alla risposta finale perfetta (?!?).
3. Comprensione del mezzo per capire quando il risultato perfetto non può arrivare.
4. Spirito critico incessante, altrimenti rischi di credere che l’intelligente fra i due sia il computer e di prendere per buoni risultati generici e allucinazioni.
A mio avviso, la conseguenza di questa intuizione è un nuovo digital divide che chiamerei “Amplified AI imbalance” in cui i bravi professionisti con alcune power skill diventeranno dei super professionisti, mentre gli altri resteranno indietro.
Se per Steve Jobs il computer era la bicicletta della mente, l’IA la trasforma in una F1 ma non tutti hanno le basi per diventare un pilota.