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In breve. “Automazione” e “iper-automazione” si sentono ovunque, spesso usate come se volessero dire “IA che fa tutto”. Non è così. Automazione vuol dire far fare a una macchina un compito ripetitivo, ed è una cosa che si fa da decenni. Iper-automazione è un termine più recente, coniato da Gartner nel 2019, e indica un approccio: orchestrare più tecnologie insieme (automazioni classiche, integrazioni e, sì, anche l’IA) per automatizzare interi processi, non solo una parte. La novità vera non è il concetto, sono gli strumenti: con l’IA oggi si automatizzano anche le parti che prima restavano a mano, come capire cosa chiede un’e-mail e smistarla, o estrarre i dati da una fattura scritta in mille modi diversi. Ma, ed è il punto che ci sta a cuore, l’IA è uno degli strumenti possibili, non l’unico. E l’ultima parola resta a una persona.


Capita spesso, in una prima chiacchierata, di sentirsi dire “vogliamo mettere l’IA in azienda” come se fosse un obiettivo in sé. È un ottimo punto di partenza per fare confusione, perché sotto quella frase ci sono due cose diverse, automazione e iper-automazione, che conviene separare prima di spendere un euro.

L’automazione non è una novità

Automazione, ridotta all’osso, è questo: una macchina che fa al posto tuo un compito ripetitivo, seguendo delle regole. Un programma che ogni notte esporta i dati e li carica nel gestionale. Un flusso che, quando arriva un certo tipo di documento, lo archivia nella cartella giusta. Una procedura che compila un modulo a partire da un altro.

Non c’è niente di nuovo: è quello che facciamo da sempre con software su misura, script, integrazioni tra sistemi. Funziona benissimo per le cose prevedibili, dove le regole sono chiare: se succede A, fai B. Il limite è proprio lì. Finché il processo è fatto di passi rigidi e dati strutturati, si automatizza; appena entra qualcosa di “morbido” (un testo scritto a mano libera, una decisione che dipende dal contesto, una richiesta espressa a parole) l’automazione classica si ferma e il lavoro torna alla persona.

Iper-automazione: la parola è di Gartner

Iper-automazione è un termine con una paternità precisa: l’ha introdotto Gartner nel 2019, mettendolo poi per anni in cima ai suoi trend tecnologici. La definizione, in sintesi, è questa: un approccio con cui un’organizzazione automatizza quanti più processi possibile, usando in modo orchestrato più tecnologie insieme: automazione classica, gestione dei processi, integrazioni, strumenti low-code e, appunto, intelligenza artificiale.

Due parole contano più delle altre. “Processi”, non “singoli compiti”: non si guarda il singolo passaggio, si guarda il flusso intero, dall’inizio alla fine. E “orchestrato”: non è un unico strumento magico, sono più pezzi che lavorano insieme, ognuno per quello che sa fare meglio.

Cosa è cambiato davvero (ed è l’IA)

Se l’automazione esiste da sempre, perché adesso se ne parla come di una rivoluzione? Perché è caduto quel limite di prima. Le parti “morbide” del lavoro (leggere un’e-mail e capire cosa chiede, estrarre i dati da un documento non strutturato, rispondere in linguaggio naturale, proporre una decisione) fino a poco fa non si automatizzavano. Oggi i modelli di IA le gestiscono. Il che vuol dire che l’orchestrazione può coprire il processo per intero, incluse le fasi che prima interrompevano il flusso e lo rimandavano a un umano.

È questa la novità: non il concetto di automatizzare, ma il fatto che ora abbiamo strumenti più potenti, capaci di occuparsi anche di testo, decisioni e conversazioni. Da qui arrivano parole che sentirai spesso: agenti (automazioni che non seguono solo regole fisse, ma decidono i passi in autonomia), interfacce conversazionali (parli col sistema come parleresti a un collega), flussi con gate umano (l’automazione prepara, la persona conferma).

Il de-hype: l’IA è uno degli strumenti, non l’unico

Qui va detta la parte che l’entusiasmo del momento tende a saltare. Quando ci si siede a mappare un processo com’è davvero (il cosiddetto “as-is”) e ci si chiede come migliorarlo, l’intelligenza artificiale è una delle risposte possibili, non la risposta. Spesso il modo giusto è un altro: un’automazione deterministica a regole (più semplice, più prevedibile, più economica da mantenere), un software su misura, un’integrazione tra due gestionali che già hai, oppure, capita più di quanto si creda, un po’ di formazione alle persone, senza automatizzare niente.

Usare l’IA dove basterebbe una semplice automazione a regole è come usare un martello pneumatico per piantare un chiodo: costoso, fragile e difficile da spiegare quando si rompe. Il mestiere, semmai, è scegliere lo strumento giusto processo per processo, e dare priorità agli interventi che rendono di più (il ROI), non a quelli che fanno più scena.

E il controllo resta umano

Un’ultima cosa, che è una nostra posizione più che una definizione da manuale. Sui passaggi che contano (un pagamento, una risposta a un cliente, una decisione con conseguenze) teniamo un gate umano: l’automazione, IA compresa, prepara e propone; la persona guarda e conferma. Non è diffidenza verso la tecnologia, è che la responsabilità di certe scelte non si delega a una macchina, e un controllo al momento giusto costa pochi secondi ed evita guai grossi.

Perché lo raccontiamo

L’automazione, in tutte le sue forme, è una cosa che facciamo da sempre: software, sistemi, integrazioni, consulenza, formazione. Quello che è cambiato non è il mestiere, sono gli strumenti: più potenti, capaci di arrivare dove prima non arrivavano. Per questo mettiamo ordine nelle parole prima di tutto il resto: se “automazione” e “iper-automazione” sono chiare, le scelte che vengono dopo (cosa automatizzare, con cosa, in che ordine) diventano molto più facili.

Nei prossimi pezzi di questa serie andiamo sul concreto: cosa oggi si automatizza che ieri non si poteva, e perché conviene partire dal processo, non dallo strumento. Se stai pensando di muoverti su questo fronte e vuoi capire da dove ha senso partire per la tua azienda, è esattamente il lavoro che facciamo.

Domande frequenti

Automazione e iper-automazione sono la stessa cosa?
No. L’automazione è far fare a una macchina un compito ripetitivo a regole. L’iper-automazione (termine di Gartner) è l’approccio che orchestra più tecnologie (automazioni, integrazioni, IA) per coprire interi processi, non singoli passaggi.

Iper-automazione vuol dire sostituire le persone?
No. Vuol dire togliere alle persone il lavoro ripetitivo e a basso valore, tenendo il controllo umano sulle decisioni che contano. L’obiettivo è liberare tempo, non levare la firma a chi deve metterla.

Devo per forza usare l’IA?
No, ed è il punto. L’IA è uno degli strumenti possibili. Molti processi si migliorano meglio con automazione classica, software su misura, integrazioni o formazione. La scelta giusta dipende dal processo, non dalla moda.

È roba solo per le grandi aziende?
No. Anzi, in una PMI i margini più grandi si trovano spesso proprio nei processi ripetitivi di tutti i giorni: documenti, e-mail, dati ricopiati a mano. Non serve partire in grande, serve partire dal processo giusto.